25 aprile

Chissà quante persone custodiscono fotografie come questa, ricordi indelebili che fanno parte della storia delle nostre famiglie. Scattata in Cirenaica, ritrae i miei nonni Ida e Antonio posano con i loro figli, Antonietta e Rodolfo i maggiori, Gerardo, Romualdo, Gaetano (mio papà) e la piccola Agnese, l’ultimo ricordo di una famiglia  unita scattato poco prima che qualche giorno più tardi, il 7 giugno 1940 i quattro ragazzi più giovani vennero portati a Tripoli e quindi imbarcati su una delle tante navi in partenza alla volta di Napoli con a bordo i figli di quei coloni che  lasciarono la loro terra per trasferirsi in Libia.
Vi sbarcarono tre giorni dopo, proprio quando ebbe inizio la seconda guerra mondiale e quelle migliaia di bambini e ragazzi (circa 13.000) vennero rapidamente smistati nelle varie colonie della Gioventù Italiana del Littorio, dove vi rimasero fino alla fine del conflitto bellico. Mio padre e la sorellina Agnese vennero destinati a L’Aquila, ma presto separati e destinati in altre colonie sempre lontani dagli altri fratelli e senza mai ricevere notizie dei genitori rimasti in Libia.
Tempi di grande povertà quelli degli anni ’20 e con un futuro che non lasciava sperare nulla di buono, ma nonostante tutto mio nonno  e come lui tanti altri capo famiglia, non pose limiti alla provvidenza e mise al mondo ben sei figli, che allevò con grande dignità e amore.
Poi nel 1938 venne l’opportunità di dare un futuro migliore alla sua famiglia e così nonno Antonio decise di lasciare i tanto amati Colli Euganei e trasferirsi in Libia assieme agli altri primi 20.000 coloni portati da Italo Balbo, una chimera che svanì presto quando due anni dopo rimase in quella terra straniera solo con nonna Ida e gli zii Antonietta e Rodolfo, privandoli dell’affetto dei figli e fratelli minori e lì vi rimasero fino al 1943.
Il loro ritorno in Italia li vide proiettati nel conflitto bellico e fu impossibile ogni tentativo di riunire l’intera famiglia, sogno che si realizzò solo alla fine della guerra grazie al prezioso aiuto di Giovanni, fratello di nonna Ida che si prese in carico di cercare i nipoti sparsi nelle colonie italiane e che trovò con molta fatica.
Vorrei che ogni anno nelle commemorazioni del 25 aprile si spendesse un pensiero anche per queste 120.000 famiglie, tante furono quelle che lasciarono soprattutto le terre di Basilicata, Calabria, Sicilia e Veneto per trasferirsi in terra d’Africa e che solo alla fine della Guerra Mondiale poterono ricongiungersi con i propri figli, una vera e propria impresa per quei tempi. Con questa mia riflessione non voglio sminuire la memoria e il sacrificio di chi lottò strenuamente per la nostra libertà, per il popolo della resistenza, ma in un momento in cui la parola globalizzazione è inflazionata, penso che si potrebbe allargare lo scenario delle commemorazioni agli affetti familiari, in primis a chi ha perso un figlio o marito e a chi si è visto privato degli affetti in nome di una porca guerra che non morirai mai.

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