Facce di plastica

Ammiro le donne che accettano i segni che il tempo lascia sul corpo e soprattuto sul viso. Due grandi icone degli anni ’80 come Kathleen Turner e Kelly McGillis si sono mostrate con disinvoltura alle telecamere de I migliori anni così come sono ora, due signore sessantenni che hanno deciso di non nascondere gli anni che passano e di accettarsi così come sono adesso. Non nego di esserci rimasta quando ieri sera ho visto entrare in scena Charlie, la bionda istruttrice di Top Gun, film che ho rivisto poco tempo fa e forse per questo non mi aspettavo di vederla invecchiata di trent’anni. Chapeau a una donna che si è raccontata con il sorriso sulle labbra e si è commossa ascoltando Take my breath away.

Poi ci sono quelle donne dello spettacolo che vogliono rimanere eternamente giovani e si affidano alla chirurgia plastica, tette, glutei, zigomi e labbra al silicone, volti inespressivi che sembrano avatar e che faticano a sorridere, per poi finire magari tra le braccia di toy boys.

Purtroppo quella televisione sempre più povera di contenuti ci propina soprattutto donne ricostruite, svuotate di quei valori che una volta erano le fondamenta della famiglia.

Le mie rughe, come i cambiamenti del mio corpo sono un po’ come una pagina di un libro, quello della mia vita e cancellare questi segni sarebbe come strappare delle pagine, oppure come farlo scrivere da una terza persona che non sa nulla di me.

Foto ©tremaghi

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