Non sono un gatto e non ho sette vite

Voglia di lago, di scattare foto e così partiamo per la sponda magra del Verbano, meno famosa della sorella piemontese  ma con scorci bellissimi. Quando mi metto al collo la  Nikon il mio cervello si isola, io e lei diventiamo un tutt’uno, mi muovo quasi in trance,  focalizzo solo il soggetto da ritrarre. Non mi guardo attorno, continuo imperterrita con l’occhio fisso nel mirino, finché non sento più la terra sotto i piedi e precipito nel vuoto. Un volo che pare lunghissimo, non vedo nulla, il terrore mi acceca, fino al tonfo su un letto di vetri di bottiglia rotti e rovi. Cado di schiena, appena mi riprendo guardo le mie gambe con il terrore di non poterle muovere, invece si muovono, grazie a Dio. Inizio a gridare, a chiamare Fulvio che era avanti di me di qualche decina di metri. Vedo attorno a me il cellulare che mi è caduto di tasca, non si è rotto e lo chiamo. Mi fa gridare per capire dove sono caduta, poi mi tranquillizza, mentre l’aspetto respiro di pancia per placare la pura e dopo pochi minuti mi raggiunge. Riesco al alzarmi, camminare  e raggiungere il sentiero dal quale sono precipitata, realizzando che ho fatto un volo di circa due metri e mezzo. Inizio a sentire il dolori, sono sanguinante e in pochi minuti raggiungiamo il pronto soccorso di un piccolo ospedale. Vengo assistita immediatamente, disinfettata, sottoposta ad ecografia, punti di sutura e radiografia alla colonna vertebrale. Nell’attesa dei referti, fortunatamente negativi, mi riverso addosso tutti i peggiori aggettivi che non mi sono mai detta in tutti questi 57 anni di vita. Sono qui a raccontarla due giorni dopo, ammaccata, tagliata e dolorante, ma viva e senza ossa rotte, per la serie come rovinarsi le ferie per un’imprudenza. Le notti sono ancora un incubo, ogni volta che mi si chiudono gli occhi, il mio subconscio mi ripropone la sensazione della caduta quasi a volermi ricordare la mia coglionaggine. 

Continuo a leggere ed ascoltare meditazioni mindfulzen  ma probabilmente non ho ancora imparato a vivere nella consapevolezza di tutte le azioni che faccio e questa volta mi è costata cara, anche se il conto poteva essere molto più salato. Tutti i nostri programmi agostani sono andati a ramengo, mi muovo come un bradipo e passo le mie giornate sdraiata su una poltrona a leggere, guardando i miei gatti giocare ed i pesci che si librano felici nell’acquario.

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foto di ©tremaghi

3 thoughts on “Non sono un gatto e non ho sette vite

  1. Malagasy August

    Forza Manu!
    La vita continua, dopotutto e nonostante tutto la hai scampata, se Dio vuole!!
    L’importante adesso e’ che al piu’ presto ti rialzi in piedi e riprendi a correre.
    Attenta! e’ dura, ma e’ meglio cosi’: chi si ferma e’ perduto, purtroppo.
    Quindi non tergiversare, forza e coraggio!
    Noi ti stiamo aspettando e siam tutti con te e Fulvio !
    Buon Ferragosto!!!
    Un abbraccione, Augusto

    Mi piace

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