In questo mondo di Hikikomori

Esco dalla sala medicazione del Pronto Soccorso, l’infermiera mi indica dove accomodarmi nell’attesa dei referti dei vari accertamenti. Altri pazienti sono seduti per la stessa trafila e nonostante il dolore diffuso, mi sforzo di sorridere nel dare il buongiorno. Nessuno risponde, tutti immersi a scrollare lo smartphone nonostante le pareti sono tappezzate di cortesi avvisi a spegnere i cellulari. solo un ragazzo con i rasta alza lo sguardo e sembra chiedersi …che cacchio vuole questa. Mi siedo, parlo con Fulvio che non mi molla un attimo e continua a sincerarsi del mio stato, siamo le uniche persone in attesa che hanno un dialogo e sono vigili, le altre sono talmente rapite dal loro telefono intelligente che non sentono nemmeno quando vengono chiamati dal personale sanitario. L’attesa è lunga, si avvicendano altri pazienti e il copione è sempre lo stesso. Una signora sulla settantina si siede accanto a me, non ha un telefono in mano e saluta, poi vedendo la mia camicia insanguinata chiede come sto. Mi volto verso di lei, ha un viso dolcissimo, sto per rispondere, quando mi ferma con un cenno della mano e dice: scusi se la interrompo, ma che begli occhi che ha!  A prescindere dal complimento mi si allarga il cuore, c’è ancora un pò di umanità in questo mondo di Hikikomori, smartphone e social network dipendenti che si isolano nel loro mondo virtuale.

 

 

 

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